venerdì 11 luglio 2014

"La nostra paura...."

"La nostra paura, generata dal fatto di non poter avere controllo sulla sofferenza, ci conduce all'illusione di poterla gestire e superare. Non è strano, in effetti, che non si parli mai di gestire la nostra gioia o di superare la nostra felicità? [...]
Essere disposti ad affrontare il nostro dolore e a investigarlo dà origine alla compassione e alla gentilezza. Un'attenzione amorevole scioglie le solide difese che abbiamo costruito e ci rende capaci di cominciare a invitare il dolore dentro il nostro cuore. I pensieri, le sensazioni fisiche, il tumulto interiore, tutto ciò che abbiamo respinto per tanto tempo e al quale abbiamo dato solo un piccolissimo spazio, inizia ad essere abbracciato dalla consapevolezza. Quando il dolore viene visto come un alleato, allora esso ha la capacità di mostrarci quanto ci sentiamo separati e quanto abbiamo permesso alle nostre vite di spezzarsi. Incontrare queste esperienze con tenerezza e compassione consente di scoprire che il dolore è il nostro terreno comune; è come un tessuto connettivo che ci unisce agli altri nel dispiacere e nella gioia. Aprendomi compassionevolmente al mio dolore, mi apro a tutto me stesso, mi apro alla vita."
(Frank Ostaseski)

giovedì 10 luglio 2014

L'indagine. L'esperienza diretta.

da un amico....
 "... La storia continua con una vecchia tigre che vedendo il tigrotto che si muove in mezzo al gregge lo insegue e lo spinge a specchiarsi in un lago perche’ veda che lui e la vecchia tigre sono simili.

Questo e’ cio’ che fa il Maestro. Con le sue parole e i suoi silenzi, con il suo toglierti tutti i tuoi ideali e concetti, con lo spingerti o il sedurti a guardare la tua imagine e la falsa personalita’ con cui ti vesti.

E lo scopo finale di tutto cio’ e’ portarci sul terreno fondamentale: “CHI SONO IO?”

Quando finalmente il non-sapere e’ riconosciuto e digerito allora L’INCHIESTA diviene la motivazione di ogni momento: un’apertura a quella che e’ la nostra esperienza qui/ora, libera, spontanea, piena d’innocenza.

Inchiesta non e’ un’atteggiamento di analisi di tutto cio’ che avviene cercando di capirne il senso, inchiesta e’ il succo della nostra presenza, e’ intrinseca al nostro essere presenti. E’ sorpresa e curiosita’ e un desiderio di essere cosi’ vicini a cio’ che e’ che non abbiamo bisogno di aggrapparci a pregiudizi, giudizi o posizioni, possiamo essere aperti e disponibili all’esperienza.

Inchiesta non cerca risposte, sistemi, rivelazioni ultime, inchiesta ci apre all’ESPERIENZA DIRETTA di chi siamo momento dopo momento e ci insegna a rilassarci e godere.

Allora un profondo ruggito di soddisfazione nascera’ dalla tua gola quando meno te lo aspetti."

lunedì 7 luglio 2014

"Si ha paura di migliaia di cose..."

"Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest’ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.
In realtà c’è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l’ignoto lontano da ogni certezza possibile… c’è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà dell’Esistenza, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.
"
(Hermann Hesse)

giovedì 3 luglio 2014

"Lo spirito di ricerca...."

"Lo spirito di ricerca, o curiosità, implica la gentilezza, la precisione e l'apertura; in pratica, l'essere in grado di lasciare andare e aprirsi. La gentilezza è un sentimento di benevolenza verso se stessi. La precisione è il riuscire a vedere molto chiaramente, il non aver paura di vedere cosa c'è realmente. L'apertura è l'essere in grado di lasciare andare ed aprirsi."
(Pena Chodron)

Un nuovo corso in arrivo a settembre....

Da fine settembre un nuovo corso presso il Centro di Psicoterapia e Crescita Umana ....intanto qualche spunto...parafrasando Alamaas...

Molti di noi sentono il bisogno di essere veri, è un richiamo, vogliamo essere ciò che è reale in noi, e questo si può imparare. 
Di fatto ogni viaggio interiore si riduce a questo, all'essere veri, alla possibilità di essere se stessi, come quando siamo da soli e calmi. E questo essere veri ha a che fare con l'amore per la verità.
Non amiamo il vero per quello che ci da, ma perché riconosciamo che quando siamo veri siamo a casa, indipendendentemente  dall'esperienza in corso
A volte essere veri comporta accettare il dolore o una verità che fa male, eppure quando siamo veri qualcosa si allinea ad un terreno di interiore autenticità.
Praticare presenza è imparare a riconoscere l’attività e l’agitazione interiore, il rumore che facciamo e  non assecondarlo.

Primo passo riconoscere in noi l’apprezzamento e l’amore per il vero che ci attirano verso la realtà.

mercoledì 2 luglio 2014

La nostra sofferenza

"Solo quando saremo capaci di affrontare con sollecitudine la nostra sofferenza saremo veramente pronti a prenderci cura della sofferenza degli altri."
(Neva Papachristou)

martedì 1 luglio 2014

"La pratica della meditazione"

"La pratica della meditazione non consiste nel cercare di gettare via se stessi per sostituirsi con qualcosa di meglio. Vuol dire invece fare amicizia con la persona che già si è. L'oggetto della pratica siete voi, sono io, chiunque siamo qui e ora, ed esattamente come siamo. È questo il nostro campo di indagine, che studiamo e ci prepariamo a conoscere con profonda curiosità e interesse."
(Pena Chodron)