mercoledì 16 luglio 2014

"La regolare pratica quotidiana..."

"La regolare pratica quotidiana è anzitutto un valore a sé stante, sia perché è un intervallo di pace nelle nostre giornate, sia perché è un tirocinio eccellente a non alimentare la mente proliferante. E, grazie a una mente meno proliferante, disponiamo di maggior leggerezza e flessibilità mentale, il che ci dispone a comprendere meglio noi stessi, gli altri, il Dharma. Inoltre [...] la pratica formale quotidiana diventa, col tempo, un requisito importante per favorire la nostra pratica in azione. La meditazione ci allena a ritornare in continuazione al presente ed è questa stessa capacità che va riportata nella pratica in azione."
(Corrado Pensa)

domenica 13 luglio 2014

"Atteggiamento verso la vita"

"Esiste una cosa vaga e misteriosa che definiamo 'atteggiamento verso la vita'.[...] Tutti noi conosciamo persone in lotta con l'esistenza: gente infelice che non ottiene mai quel che vuole; gente confusa, che si lamenta, che si pone in angoli scomodi da cui vede tutto di traverso. Poi ci sono anche altri che, pur avendo l'aria di essere pienamente felici, sembrano aver perso ogni contatto con la realtà. Essi riversano tutto il loro amore su porcellane antiche e cagnolini. Non si interessano a nulla, se non alle vicissitudini della loro salute e alle alterne vicende della vita mondana. Vi sono però altre persone che ci colpiscono - sarebbe difficile dire precisamente perché - per il fatto di trovarsi, per loro natura o per caso, nella condizione di usare appieno le loro facoltà per cose di un certo rilievo. Non sono necessariamente felici o realizzate, ma proviamo un certo entusiasmo in loro presenza; e molto interesse per le loro azioni. Ci sembrano molto vive. Questo può essere in parte dovuto a circostanze materiali - sono nate in ambienti a loro congeniali - ma molto dipende da un felice equilibrio delle loro qualità che non gli fa vedere le cose dal lato peggiore, di traverso, né distorte dalla nebbia, ma da tutti i lati, nella giusta proporzione; sembrano davvero avere una presa sulle cose; e quando passano all'azione sono argento vivo."
(Virginia Wolf - Voltando pagina. Saggi 1904-1941)

"La pratica..."

"La pratica (meditazione di consapevolezza) non consiste nel separare noi stessi dalla vita dagli altri. Non consiste nel fuggire lontano dagli aspetti duri della vita e scappare dalla realtà per rifugiarsi in qualche stato trascendentale. La pratica è un rifugio che ci porta più vicini a noi stessi e più vicini agli altri. La pratica è vivere le nostre vite con onestà e amore."
(Frank Ostaseski)

venerdì 11 luglio 2014

"La nostra paura...."

"La nostra paura, generata dal fatto di non poter avere controllo sulla sofferenza, ci conduce all'illusione di poterla gestire e superare. Non è strano, in effetti, che non si parli mai di gestire la nostra gioia o di superare la nostra felicità? [...]
Essere disposti ad affrontare il nostro dolore e a investigarlo dà origine alla compassione e alla gentilezza. Un'attenzione amorevole scioglie le solide difese che abbiamo costruito e ci rende capaci di cominciare a invitare il dolore dentro il nostro cuore. I pensieri, le sensazioni fisiche, il tumulto interiore, tutto ciò che abbiamo respinto per tanto tempo e al quale abbiamo dato solo un piccolissimo spazio, inizia ad essere abbracciato dalla consapevolezza. Quando il dolore viene visto come un alleato, allora esso ha la capacità di mostrarci quanto ci sentiamo separati e quanto abbiamo permesso alle nostre vite di spezzarsi. Incontrare queste esperienze con tenerezza e compassione consente di scoprire che il dolore è il nostro terreno comune; è come un tessuto connettivo che ci unisce agli altri nel dispiacere e nella gioia. Aprendomi compassionevolmente al mio dolore, mi apro a tutto me stesso, mi apro alla vita."
(Frank Ostaseski)

giovedì 10 luglio 2014

L'indagine. L'esperienza diretta.

da un amico....
 "... La storia continua con una vecchia tigre che vedendo il tigrotto che si muove in mezzo al gregge lo insegue e lo spinge a specchiarsi in un lago perche’ veda che lui e la vecchia tigre sono simili.

Questo e’ cio’ che fa il Maestro. Con le sue parole e i suoi silenzi, con il suo toglierti tutti i tuoi ideali e concetti, con lo spingerti o il sedurti a guardare la tua imagine e la falsa personalita’ con cui ti vesti.

E lo scopo finale di tutto cio’ e’ portarci sul terreno fondamentale: “CHI SONO IO?”

Quando finalmente il non-sapere e’ riconosciuto e digerito allora L’INCHIESTA diviene la motivazione di ogni momento: un’apertura a quella che e’ la nostra esperienza qui/ora, libera, spontanea, piena d’innocenza.

Inchiesta non e’ un’atteggiamento di analisi di tutto cio’ che avviene cercando di capirne il senso, inchiesta e’ il succo della nostra presenza, e’ intrinseca al nostro essere presenti. E’ sorpresa e curiosita’ e un desiderio di essere cosi’ vicini a cio’ che e’ che non abbiamo bisogno di aggrapparci a pregiudizi, giudizi o posizioni, possiamo essere aperti e disponibili all’esperienza.

Inchiesta non cerca risposte, sistemi, rivelazioni ultime, inchiesta ci apre all’ESPERIENZA DIRETTA di chi siamo momento dopo momento e ci insegna a rilassarci e godere.

Allora un profondo ruggito di soddisfazione nascera’ dalla tua gola quando meno te lo aspetti."

lunedì 7 luglio 2014

"Si ha paura di migliaia di cose..."

"Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest’ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.
In realtà c’è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l’ignoto lontano da ogni certezza possibile… c’è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà dell’Esistenza, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.
"
(Hermann Hesse)

giovedì 3 luglio 2014

"Lo spirito di ricerca...."

"Lo spirito di ricerca, o curiosità, implica la gentilezza, la precisione e l'apertura; in pratica, l'essere in grado di lasciare andare e aprirsi. La gentilezza è un sentimento di benevolenza verso se stessi. La precisione è il riuscire a vedere molto chiaramente, il non aver paura di vedere cosa c'è realmente. L'apertura è l'essere in grado di lasciare andare ed aprirsi."
(Pena Chodron)