lunedì 15 settembre 2014

"Essere consapevoli di sé, in breve, significa..."

"Essere consapevoli di sé, in breve, significa essere “consapevoli sia del nostro stato d'animo che nei nostri pensieri su di esso”, per usare le parole di John Mayer, uno psicologo della New Hampshire University che, con Peter Salovey di Yale, è uno dei padri della teoria dell'intelligenza emotiva. L'autoconsapevolezza può essere una forma di attenzione, non reattiva e non critica, verso i propri stati interiori. Mayer tuttavia osserva che questa sensibilità può anche essere meno equilibrata; ecco alcuni pensieri tipici che rivelano
l'autoconsapevolezza emozionale: “Non dovrei provare questo sentimento”, “Sto pensando a delle cose buone per tirarmi su” e, nel caso di un'autoconsapevolezza più limitata “Non pensarci”, una reazione di fuga in risposta a qualcosa che ci turba profondamente.
Sebbene esista una distinzione logica fra l'essere consapevoli dei propri sentimenti e l'agire per modificarli, Mayer ritiene che a tutti i fini pratici le due cose procedano in stretta cooperazione: riconoscere uno stato d'animo profondamente negativo significa volersene liberare. Tuttavia, il riconoscimento delle emozioni è una cosa, e altra cosa distinta sono gli sforzi che facciamo per non agire sotto il loro impulso. Quando diciamo “Smettila!” a un bambino che, infuriato, sta colpendo un compagno di giochi, probabilmente riusciremo a fermare lo scontro fisico, ma la collera continuerà a covare sotto la cenere. I pensieri del bambino sono ancora fissi sull'evento che aveva scatenato la sua collera - “Ha preso il mio giocattolo!” - collera che peraltro non si è mai placata. L'autoconsapevolezza ha un effetto più potente sui sentimenti negativi molto intensi: quando diciamo a noi stessi “Ecco, quella che
sto provando è collera” questa consapevolezza ci offre un maggior grado di libertà - in altre parole, ci dà la possibilità di decidere non solo di non agire spinti dall'impulso della collera, ma anche di cercare in qualche modo di sfogarla."
(Daniel Goleman - Intelligenza Emotiva)

Mercoledì 17 settembre - Meditazione di consapevolezza, radicamento e sostegno - Ingresso libero

Mercoledì 17 settembre - Meditazione di consapevolezza, radicamento e sostegno - Ingresso libero
presso il Centro di Psicoterapia e Crescita Umana, via Marsala 11 - Firenze Ore 20,30


Pratica di consapevolezza, radicamento e sostegno: tramite una semplice visualizzazione entreremo in contatto con il "qui ed ora", radicandoci, e così sperimentare e richiamare la nostra stabilità
Meditazione introdotta e condotta da Roberto Di Ferdinando

orario: dalle 20,30 alle 21,45 circa

Si consiglia un abbigliamento comodo e nella sala di meditazione si accede senza scarpe

Info e prenotazione: roberto.diferdinando@tin.it - 3339728888

Incontri con Shunryu Suzuki Roschi

"<<Quando mi hai consigliato di rimanere qui per un anno, hai detto che avrei trovato una grande gioia>>, disse uno studente mentre prendeva il te con Suzuki-roshi nella sua casetta a Tassaraja. <<Per trovare quella grande gioia, prima devo abbandonare il desiderio di vivere. E' così Roshi?>> <<Sì>>, rispose, <<ma senza desiderio di morire>>."
(Lo zen è qui - Incontri con Shunryu Suzuki Roschi)

Verso la consapevolezza dell'Unità.....

Oggi , mentre preparavo del materiale per le serate del Laboratorio La Pratica della Presenza, ho trovato questo scritto di Tagore , e desidero condividerlo, perchè esprime in pochi versi esattamente il fine della Pratica, ovvero tornare alla consapevolezza dell'unità che siamo.....attraverso la disponibilità ad andare oltre alla suddivisione della realtà in "buona e cattiva, accettabile e rifiutabile"...

"C'è nel mondo fisico una costante continuità di relazione tra il caldo e il freddo, tra la luce e l'oscurità, tra il moto e la quiete, come tra le note basse e alte di un piano. Ecco perchè queste forze opposte non producono confusione, ma armonia nell'universo"
Rabindranath Tagore

sabato 13 settembre 2014

"Gli autoconsapevoli, i sopraffatti e i rassegnati..."

"Mayer* ritiene che le persone siano classificabili in diverse categorie a seconda del modo in cui
percepiscono e gestiscono le proprie emozioni:
- Gli autoconsapevoli". Consapevoli dei propri stati d'animo nel momento stesso in cui essi si presentano, queste persone sono comprensibilmente alquanto sofisticate riguardo alla propria
vita emotiva. La loro chiara visione delle proprie emozioni può rafforzare altri aspetti della personalità: si tratta di individui autonomi e sicuri dei propri limiti, che godono di una buona
salute psicologica e tendono a vedere la vita da una prospettiva positiva. Quando sono di cattivo umore, costoro non continuano a rimuginare e a ossessionarsi, e riescono a liberarsi
dello stato d'animo negativo prima degli altri. In breve, il loro essere attenti alla propria vita interiore li aiuta a controllare le emozioni.
- "I sopraffatti". Si tratta di persone spesso sommerse dalle proprie emozioni e incapaci di sfuggir loro, come se nella loro mente esse avessero preso il sopravvento. Essendo dei tipi
volubili e non pienamente consapevoli dei propri sentimenti, questi individui si perdono in essi invece di considerarli con un minimo di distacco. Di conseguenza, rendendosi conto di non
avere alcun controllo sulla propria vita emotiva, costoro fanno ben poco per sfuggire agli stati d'animo negativi. Spesso si sentono sopraffatti e incapaci di controllare le proprie emozioni.
- "I rassegnati". Sebbene queste persone abbiano spesso idee chiare sui propri sentimenti, anch'esse tendono tuttavia ad accettarli senza cercare di modificarli. Sembra che in questa
categoria rientrino due tipi di soggetti: in primo luogo quelli che solitamente hanno stati d'animo positivi e perciò sono scarsamente motivati a modificarli; e in secondo luogo coloro
che, nonostante siano chiaramente consapevoli dei propri stati d'animo, e siano suscettibili a sentimenti negativi, tuttavia li accettano assumendo un atteggiamento da "laissez-faire",
senza cercare di modificarli nonostante la sofferenza che essi comportano - una situazione che si riscontra, ad esempio, nei depressi che si sono rassegnati alla propria disperazione."
(*Jonh D. Mayer e Alexander Stevens, “An Emerging Understanding” da Intelligenza Emotiva di Danel Goleman)

venerdì 12 settembre 2014

"Solitamente, dal punto di vista fisiologico, un'emozione sorge prima che l'individuo ne sia conscio..."

"[...]Solitamente, dal punto di vista fisiologico, un'emozione sorge prima che l'individuo ne sia conscio. Ad esempio, quando le persone che temono i serpenti osservano disegni che li raffigurano, sensori posti sulla loro pelle rivelano che cominciano a sudare, sebbene essi sostengano di non aver paura alcuna. In questi soggetti la sudorazione compare anche quando il disegno di un serpente viene presentato loro così rapidamente che essi non sono assolutamente consapevoli di che cosa, esattamente, abbiano appena visto - e meno che mai sono consapevoli di essere in procinto di diventare ansiosi. Questa agitazione emozionale preconscia continua ad aumentare e diventa infine abbastanza forte da irrompere nella consapevolezza. Esistono pertanto due livelli di emozione, quello conscio e quello inconscio. Il momento in cui un'emozione si fa strada nella consapevolezza segna la sua registrazione come tale da parte della corteccia frontale.
Le emozioni che covano sotto la cenere al di sotto della soglia della consapevolezza possono avere un impatto potente sul nostro modo di percepire e reagire, anche se non ce ne rendiamo conto. [...]"
(Daniel Goleman - Intelligenza Emotiva)

giovedì 11 settembre 2014

"A tutti gli effetti abbiamo due menti, una che pensa, l'altra che sente"

"A tutti gli effetti abbiamo due menti, una che pensa, l'altra che sente.
Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per
costruire la nostra vita mentale. La mente razionale è la modalità di comprensione della quale
siamo solitamente coscienti: dominante nella consapevolezza e nella riflessione, capace di
ponderare e di riflettere. Ma accanto ad essa c'è un altro sistema di conoscenza - impulsiva e
potente, anche se a volte illogica, c'è la mente emozionale. La dicotomia emozionale/razionale è
simile alla popolare distinzione fra “cuore” e “mente”; quando sappiamo che qualcosa è giusto
“con il cuore” la nostra convinzione è di un ordine diverso - in qualche modo è una certezza
più profonda - di quando pensiamo la stessa cosa con la mente razionale. Il rapporto fra
razionale ed emozionale nel controllo della mente varia lungo un gradiente continuo; quanto
più intenso è il sentimento, tanto più dominante è la mente emozionale - e più inefficace
quella razionale. Questa situazione sembra derivare dal vantaggio evolutivo, affermatosi nel
corso di tempi lunghissimi, rappresentato dall'essere guidati dalle emozioni e dalle intuizioni
quando sia necessaria una reazione immediata in un contesto di pericolo - circostanze nelle
quali indugiare a pensare sul da farsi potrebbe costarci la vita.
Nella maggior parte dei casi, queste due menti, l'emozionale e la razionale, operano in grande
armonia e le loro modalità di conoscenza, così diverse, si integrano reciprocamente per
guidarci nella realtà. Di solito c'è un equilibrio fra mente razionale ed emozionale; l'emozione
alimenta e informa le operazioni della mente razionale, mentre questa rifinisce e a volte
oppone il veto agli input delle emozioni. Tuttavia, la mente emozionale e quella razionale sono
facoltà semiindipendenti: ciascuna di esse, come vedremo, riflette il funzionamento di circuiti
cerebrali distinti sebbene interconnessi.
Spesso - forse quasi sempre - queste due menti sono perfettamente coordinate; i sentimenti
sono essenziali per il pensiero razionale, proprio come questo lo è per i sentimenti. Ma quando
le passioni aumentano d'intensità, l'equilibrio si capovolge: la mente emozionale prende il
sopravvento, travolgendo quella razionale."
(Daniel Goleman - Intelligenza emotiva)