"Prenditi tempo
per amare ed essere amato
perché questo è il privilegio dato da Dio.
Prenditi tempo
per essere amabile
perché questo è il cammino della felicità.
Prenditi tempo
per ridere
perché il riso è la musica dell’anima.
Prenditi tempo
per dare
perché il giorno è troppo corto
per essere egoista."
("Tomate Tiempo”, poesia uruguayana)
Centro Studi di Psicoterapia e di Crescita Umana - Via Marsala 11 - 50135 - Firenze
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sabato 4 luglio 2015
venerdì 3 luglio 2015
Spiritualità
[…] D’altra parte, così come nessuno ha diritto di discriminare gli latri per la loro religione o per la loro irreligiosità, reclamiamo per noi stessi il diritto di proclamare la nostra spiritualità e di credere nell’immortalità e nel sacro.
La nostra spiritualità non è la spiritualità della superstizione, non è la spiritualità dell’intolleranza, non è la spiritualità del dogma, non è la spiritualità della violenza religiosa; è la spiritualità che si è risvegliata dal suo profondo sonno per alimentare le migliori aspirazioni degli esseri umani. […].
Vogliamo dare coerenza alla nostra vita facendo coincidere ciò che pensiamo con ciò che sentiamo e con ciò che facciamo. […].
(Il Messaggio di Silo)
La nostra spiritualità non è la spiritualità della superstizione, non è la spiritualità dell’intolleranza, non è la spiritualità del dogma, non è la spiritualità della violenza religiosa; è la spiritualità che si è risvegliata dal suo profondo sonno per alimentare le migliori aspirazioni degli esseri umani. […].
Vogliamo dare coerenza alla nostra vita facendo coincidere ciò che pensiamo con ciò che sentiamo e con ciò che facciamo. […].
(Il Messaggio di Silo)
Ascolto
"Siddharta ascoltava. Era tutt'orecchi, interamente immerso in ascolto, totalmente vuoto, totalmente disposto ad assorbire; sentiva che ora aveva appreso tutta l'arte dell'ascoltare. Spesso aveva già ascoltato tutto ciò, queste mille voci nel fiume; ma ora tutto ciò aveva un suono nuovo. Ecco che più non riusciva a distinguere le molte voci, le allegre da quelle in pianto, le infantili da quelle virili, tutte si mescolavano insieme, lamenti di desiderio e riso del saggio, grida di collera e gemiti di morenti, tutto era una cosa sola, tutto era mescolato e intrecciato, in mille modi contesto. E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita. E se Siddharta ascoltava attentamente questo fiume, questo canto dalle mille voci, se non porgeva ascolto né al dolore né al riso, se non legava la propria anima a una di quelle voci e se non s'impersonava in esse col proprio io, ma tutte le udiva, percepiva il Tutto, l'Unità, e allora il grande canto delle mille voci consisteva in un'unica parola, e questa parola era Om: la perfezione".
(Hermann Hesse)
(Hermann Hesse)
Non immaginare....
“Non immaginare di essere solo nel tuo villaggio, nella tua città, sulla Terra e negli infiniti mondi.
Non immaginare di essere incatenato a questo tempo e spazio.
Non immaginare che con la tua morte si perpetui in eterno la solitudine”
(Il Messaggio di Silo)
Non immaginare di essere incatenato a questo tempo e spazio.
Non immaginare che con la tua morte si perpetui in eterno la solitudine”
(Il Messaggio di Silo)
giovedì 2 luglio 2015
Ritiro di meditazione
“[…] E così c’ero arrivato anch’io. Fermo come un sasso, seduto per terra, a gambe incrociate, con l emani posate una sopra l’altra, all’altezza dell’ombelico, le palme rivolte all’insù, la schiena dritta, le spalle rilassate e gli occhi chiusi, a pensare alla punta del mio naso, a cercare quell’attimo in cui il respiro, fattosi lento e leggero, entrando ed uscendo, tocca un punto preciso della pelle. Un’ora dopo l’altra. Un giorno dopo l’altro: senza mai dire una parola, mangiando vegetariano – l’ultimo pasto prima di mezzogiorno -, a letto alle nove, senza leggere la pagina di un libro per non distrarsi, cercando di essere sempre cosciente di ogni gesto, di ogni pensiero, di ogni sensazione […].”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)
Meditare
“[…] Usai l’intervallo di mezzogiorno per andare a meditare in cima alla cascata. Dopo anapanaa, entrai nella pelle, mi persi in una cellula e mi si aprì il vuoto. Mi vennero incontro immagini dorate di volti di gente che conoscevo: mia madre, mio padre, degli sconosciuti…poi dei bellissimi colori. C’ero arrivato!
Ebbi di nuovo crampi e difficoltà, ma ormai sapevo che passavano, che ero capace di tornare a quella porta e traversarla. Soprattutto avevo capito la grandezza di John e del suo metodo: arrivare all’idea della non permanenza, alla coscienza di aniiccia, usando quel dolore indotto dall’immobilità. Una volta accettato che anche il dolore, come tutto il resto, era passeggero, il grande passo era fatto […].”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)
Ebbi di nuovo crampi e difficoltà, ma ormai sapevo che passavano, che ero capace di tornare a quella porta e traversarla. Soprattutto avevo capito la grandezza di John e del suo metodo: arrivare all’idea della non permanenza, alla coscienza di aniiccia, usando quel dolore indotto dall’immobilità. Una volta accettato che anche il dolore, come tutto il resto, era passeggero, il grande passo era fatto […].”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)
mercoledì 1 luglio 2015
Meditare
“La prima ora di meditazione, ancor prima che il sole si alzasse, era la più bella. Un vento fresco, sfumato di odori, soffiava dalla valle, attraversava la terrazza, sfiorava quelle masse triangolari, immobili, di gente avvolta nelle coperte. […] Seduto guardavo a lungo questa muta scena di pace, prima di chiudere anch’io gli occhi. Mi pareva che il gruppo come tale sprigionasse una grande energia e che lo sforzo comune elevasse lo sforzo di ciascuno.
La mattina dell’ottavo giorno elevò anche il mio. Le gambe mi facevano malissimo, stavo di nuovo per cedere, ma d’un tratto la sofferenza s’acquietò, il dolore non mi fece più paura, cominciò a sciogliersi e sparì. Ce l’avevo fatta. La mente non era più una scimmia che saltava di ramo in ramo. Era lì. Era mia. Fu un grande piacere. Poi sentii le parole di John:<<Lascia andare….Lascia andare….Non attaccarti a niente….Non desidera niente>>. Anche quel piacere d’aver domato la mente, d’aver dominato il dolore, era passeggero, e lasciai che se ne andasse. Tornai al punto dove il respiro toccava la pelle […].”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse )
La mattina dell’ottavo giorno elevò anche il mio. Le gambe mi facevano malissimo, stavo di nuovo per cedere, ma d’un tratto la sofferenza s’acquietò, il dolore non mi fece più paura, cominciò a sciogliersi e sparì. Ce l’avevo fatta. La mente non era più una scimmia che saltava di ramo in ramo. Era lì. Era mia. Fu un grande piacere. Poi sentii le parole di John:<<Lascia andare….Lascia andare….Non attaccarti a niente….Non desidera niente>>. Anche quel piacere d’aver domato la mente, d’aver dominato il dolore, era passeggero, e lasciai che se ne andasse. Tornai al punto dove il respiro toccava la pelle […].”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse )
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